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27 marzo 2009

TEATRO DEL SALE - FIRENZE - SUONI EMOZIONI - MARIA CASSI


Non è discutibile la bravura della Cassi come interprete di certa sguaiata toscanità né le sue qualità canore, sicuramente apprezzabili. Né tanto meno l’esuberanza del suo carattere e delle sue mimiche, inarrivabili. A proposito, ha una lingua larga come un battistrada. Ma com’è possibile?
Quello che non digerisco è l’eccessiva volgarità abbinata a musiche e testi battistiani in un evidente svilimento delle canzoni di un autore cult a tutti gli effetti e, perché no, dei nostri ricordi adolescenziali.
Scherzare non è vietato, anzi, ma un qualche equilibrio occorre. Lo spettacolo invece uccide Battisti e celebra la Cassi ed i suoi lazzi, oltre il giusto limite. Solo a fine spettacolo un pezzo viene eseguito interamente e non storpiato da commenti e gag.
Per non dire poi di alcuni sketch già apprezzati in altre esibizioni dell’attrice, inseriti in modo approssimativo nel percorso musicale e di revival dei primi maldestri amori di una generazione.
Eppure l’occasione era buona per parlare di quei giorni, di quello che si provava, della diversità che si agognava, di un tempo in cui c’erano delle speranze e come esse fossero vane e nemmeno sempre oneste. E perché no anche di quanto fossimo ridicoli, anche noi, con quelle camicie strizzate e quei jeans a pelle e a vita bassa. Ridicoli almeno quanto i ragazzi di oggi con i pantaloni calati sotto il sedere e le piccole polo firmate.
Il pubblico però si diverte e ha, per definizione, sempre ragione.
Ossequienti alle leggi del successo dovremmo dire evviva la Cassi, evviva Vespa, evviva i reality, evviva i film di natale…evviva Berlusconi. Evviva tutti i vincenti, se ne abbiamo lo stomaco.

17 dicembre 2008

TEATRO - TOMAS KUBINEK - SASCHALL


L’altra settimana al Saschall c’era questo artista che conduceva uno spettacolo da clown. Il manifesto era accattivante con queste strane protesi per camminare a scarpa multipla.
Di che si trattava? Di uno spettacolo fiacco. I numeri sono pochi e non si va molto oltre il normale spettacolo da strada. Molti dei vuoti vengono riempiti con un intrattenimento in italiano stentato che non è sufficiente a divertire la sala. Sembrerebbe il tentativo di far fare all’artista un salto di qualità che non è però riuscito. Il salto delle quotazioni e dei costi è invece andato bene.
Potere della pubblicità!

08 maggio 2008

MAI PIU’ – MEHTA, RAMPLING, GREENAWAY - TEATRO COMUNALE – FIRENZE


Ogni volta che vado al Comunale ne esco un po’ deluso. Sarò anche ipercritico ma l’ambiente, a parte la volta stellata, non mi piace. Esteticamente non mi convince e anzi è decisamente povero e brutto, acusticamente non va male ma non si sente un cavolo per via dell’altezza esagerata, i posti più distanti sono veramente impossibili, sul palco ci sono le formiche.
Ok. Mi sono sfogato. Vengo alla seconda parte di lamentele.
Mehta è sempre grande e vale da solo la pena, se si aggiunge la formazione corale in azione poi…. C’è solo da congratularsi. Il repertorio era bello (Haydn, Schoenberg e non mi ricordo cosa ancora). Molto bello. Splendida la Rampling anche se in italiano avremmo capito qualcosa in più (lei dovrebbe anche parlarlo piuttosto bene).
Un po’ ridicolo Greenaway, attempato VJ vestito da guru in abito lungo bianco molto americano, direi distinto-kitch. L’allestimento con i 3 schermi era un po’ povero e si è visto di meglio come video. Meglio Greenaway al cinema o è già decotto?

09 febbraio 2008

ANDARE A TEATRO E’ ROBA PER RICCHI – VIVATICKET FA LA SUA PARTE PER FAR SALIRE I PREZZI


Ho prenotato on line uno spettacolo al Teatro Verdi. Commissioni e varie sono veramente assurdi. Circa 70 € di biglietto.OK. Ben 7€, dico s-e-t-t-e di prevendita. Ben 7,44€ di Commissione con IVA. Dico s-e-t-t-evirgolaquarantaquattro. Quindi 14€ q-u-a-t-t-o-r-d-i-c-i di diritti…!!!
e i miei, di diritti?
Solo, tristemente, quello di non andare.

08 agosto 2007

TEATRO DI PIAZZA - TUTTA COLPA DI UN NANO - MONTESCUDAIO

Coppia di istrioni che purtroppo dimentica il pubblico. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, dove lo spettatore non contava di fronte alla purezza dell’artista.
La serata, con un pubblico inadeguato (ma il pubblico può avere colpe?)ed estivo è andata malissimo. Per colpa degli spettatori ruspanti da una parte. Per colpa dell’attore dall’altra. Si sono sfottuti a lungo reciprocamente, perdendo man mano la giocosità dell’interagire per finire con buona parte degli spettatori che sono andati via, sia per lo sfottò durato troppo, sia per il testo pieno di caz**, vaf****** e pesante bestemmia finale. Si trattava di un amore rifiutato nella descrizione di un ubriaco, ma cosa dobbiamo sopportare per capirlo?
Può essere un testo per una serata estiva con camionisti, agricoltori, mamme e bambini?
Ma chi sovrintende alla programmazione degli eventi nelle piazze? Non può essere tutto commedia all’italiana, comici e belanti cantanti di paese, comunque un limite c’è tra popolare e culturale (e soprattutto tra sboccato e culturale) e per questi eventi va cercato.